ING. P. DE CAMILLIS

EFFETTO DUNNING-KRUGER





1. Le origini

Siamo nel 1995 a Pittsburgh. Il quarantacinquenne McArthur Wheeler scopre, a casa di un amico, che scrivendo su un foglio con del succo di limone invece che con dell’inchiostro, i segni lasciati dalla penna rimangono invisibili fino a quando il foglio stesso non viene avvicinato alla fiamma di una candela. McArthur, tornato a casa elabora un piano che nella sua testa risulta “geniale”. Per verificare se la cosa può funzionare si sparge sulla faccia del succo di limone e si fa un selfie con una polaroid. La macchina fotografica però viene puntata male e manca il soggetto. Nella testa di McArthur però questa è la prova che il succo di limone rende invisibili! Si procura una pistola e rapina due banche completamente a volto scoperto, incurante delle telecamere.

David Dunning, professore di psicologia sociale alla Cornell University, legge la notizia sul World Almanac del 1996. Lo psicologo pensa: “se Wheeler era troppo stupido per fare il rapinatore, forse era troppo stupido anche per capire di essere troppo stupido per fare il rapinatore”. In altre parole Wheeler era così idiota che la sua stessa idiozia gli impediva di capire di essere idiota. Questo episodio fa nascere in Dunning l’idea che questa teoria possa essere applicabile anche alle “competenze”. Con un laureando, un certo Justin Kruger, organizza un progetto di ricerca nel quale vengono coinvolti gli studenti come soggetti esaminati. Si scelgono tre argomenti:
1) Ragionamento logico;
2) Capacità grammaticali;
3) Capacità umoristiche.
Ad ogni studente viene chiesto un’autovalutazione su questi tre argomenti con un punteggio da 1 a 100. Poi viene fatto fare un test dai quali viene rilevato un punteggio oggettivo. Infine, prima di comunicare il punteggio viene chiesto ai candidati di dare una propria valutazione di come sia andato il test. Ebbene i risultati sono sorprendenti: Il 25% del campione esaminato con i risultati peggiori nel test si dava una valutazione media pari a 62. Nella realtà, nessuno all’interno di questo 25% aveva superato il punteggio di 12! Una incredibile sopravvalutazione delle proprie capacità. Dal test però è risultato anche dell’altro. Con il crescere della competenza è calata la propria sopravvalutazione fino ad arrivare ad invertire questa tendenza. In altre parole, le persone competenti hanno dimostrato la tendenza a sottovalutarsi. Nel complesso si sono ottenuti i risultati riportati nella figura seguente.

Le persone ignoranti, appena hanno qualche minima competenza si sentono subito degli esperti, sopravvalutandosi. Approfondendo l’argomento capiscono che nella realtà le cose sono un po' più complesse di quelle che pensavano. Questo fa perdere fiducia nelle proprie conoscenze. Solo quando iniziano a diventare esperti la percezione che hanno delle loro competenze inizia ad allinearsi alla realtà. L’effetto appena descritto viene chiamato di Dunning-Kruger.

Chi è affetto da questo problema e ha scarse competenze tende a imporre le proprie idee anziché limitarsi a dare un parere, ritenendole verità assolute. Gli altri vengono visti come totalmente ignoranti e incompetenti anche se non lo sono.




2. Sindrome dell'impostore

Come abbiamo visto, la curva descrive anche un altro effetto, contrario al precedente: le persone competenti tendono a sottovalutarsi. Questo deriva dal fatto che essi ritengono anche gli altri avere le loro stesse abilità. Questo è conseguenza dell’effetto del falso consenso (la tendenza a pensare che gli altri agiscano in modo simile al proprio). Il fenomeno è conosciuto anche con il nome di sindrome dell’impostore. Chi è affetto da questa sindrome, anche se ottiene successi e riconoscimenti pensa che ciò non sia dovuto a particolari meriti ma piuttosto al caso, a colpi di fortuna. In altre parole pensa di essere sopravvalutato dagli altri. Naturalmente esistono casi estremi patologici ma in generale più impariamo e più ci rendiamo conto di non conoscere. Socrate, citato da Platone, quando iniziò la propria indagine sull’ignoranza arrivò alla conclusione che lui era meno ignorante degli altri già solo per il fatto di essere cosciente di essere ignorante.




3. L'isola della conoscenza

Il fatto che la percezione della propria ignoranza cresca con il sapere è ormai un argomento affrontato già mille volte da scienziati e filosofi. Una delle più belle descrizioni della conoscenza e dell’ignoranza a mio parere è del fisico americano Marcelo Gleiser. Lui paragona la conoscenza ad un’isola in un oceano. L’oceano rappresenta invece l’ignoranza. Più l’isola è grande, più sono lunghe le sue coste e dunque maggiore è la possibilità di osservare ciò che non sappiamo. Se ogni punto della costa rappresenta una conoscenza specifica, una penisola rappresenta una “specializzazione” su un determinato argomento. Una conoscenza generale invece può essere rappresentata da un’isola più o meno circolare.

Un’altra metafora potrebbe essere la sfera il cui volume rappresenta la conoscenza e la cui superficie rappresenta il punto di contatto con lo spazio dell’ignoto che la circonda.




4. La matrice del sapere/ignoranza consapevole/non consapevole

Tutto questo discorso sull’ignoranza può essere inserito in una ricerca più generale dei primi anni 60 in cui due psicologi analizzavano la conoscenza che ognuno ha di sé stesso confrontata, anzi incrociata, attraverso la cosiddetta matrice di Johari, con la conoscenza che gli altri hanno di noi. Per approfondire andate alla pagina indicata da questo link. Nel caso degli ignoranti (o degli esperti) inconsapevoli parliamo di “quadrante cieco” o “quadrante ignoto” cioè di quello stato nel quale ci sono cose che non conosciamo di noi stessi (la nostra ignoranza o la nostra conoscenza) e che gli altri possono vedere o non vedere. Un punto di vista leggermente diverso che esclude “gli altri” è la tabella riportata nel suo libro “il paradosso dell’ignoranza da Socrate a a Google” da Antonio Sgobba:

KNOWN KNOWS Ciò che sappiamo di sapere Conoscenza consapevole
KNOWN UNKNOWS Ciò che sappiamo di non sapere Ignoranza consapevole
UNKNOWN UNKNOWS Ciò che non sappiamo di non sapere Ignoranza inconsapevole
UNKNOWN KNOWS Ciò che non sappiamo di sapere Conoscenza Inconsapevole

Per quanto riguarda l’ultimo caso riportato in questa tabella, che sembrerebbe un paradosso, si rimanda al libro su citato. Qui mi limito a dire che è il caso nel quale viene coinvolto il nostro subconscio. Gli ignoranti inconsapevoli rientrano nella categoria di coloro che non sanno di non sapere (Unknown Unknows).




5. Conclusioni

Per evitare di incappare nella sindrome di Dunning-Kruger l’unico rimedio è quello di monitorare sempre se stessi, di avere sempre presente che per quanto ne sappiamo dobbiamo sempre mettere in dubbio le nostre conoscenze. Prima di dare un giudizio cerchiamo di approfondire il più possibile l’argomento e, se questo è troppo complesso da comprendere, allora semplicemente ammettiamo la nostra ignoranza. Non c’è nulla di male a non sapere. Sarebbe peggio avere la presunzione di sapere ciò che non si conosce.